Il ricordo del 6 Aprile senza rispetto…
Il vero momento del consiglio comunale è stato il minuto di silenzio. L’eleganza del Prof. Befacchia per un senso e il rispetto verso le alte cariche presenti. Una minoranza senza voce. Senza la possibilità di esprimere un personale ricordo. Il resto parole prive di passione. Solo istituzionali. Molti di noi erano stati alla fiaccolata nel capoluogo ferito a morte. Molti di noi hanno vissuto la litania, il rosario, i colpi al cuore delle Campane silenti e fragorose, 308 rintocchi per 308 battiti senza vita. Un pianto. Venticiquemila persone che si consolavano a vicenda. Mille abbracci. Un unico abbraccio. Poi le parole. La protesta. Forte per L’Aquila abbandonata, L’Aquila senza futuro o con una lenta e confusa ricostruzione. Poi Teramo.Un consiglio comunale come gesto in omaggio alla sorella d’Abruzzo, mentre pochi commercianti chiudevano nel minuto dovuto. Una figuraccia senza tempo. Senza memoria. Le parole del Sindaco Brucchi hanno avuto un proemio di lirismo. Li ci siamo sentiti emotivamente rappresentati dal nostro Primo Cittadino, che è apparso commosso e sincero. Poi le parole hanno il loro suono, il loro valore. Una musicalità e una fonia lontana da tre interventi simili nella loro inconsistenza. Un mio pensiero personale a Sua Eccellenza, il Prefetto di Teramo… Caro Dott. Soldà, come si possono definire le 308 anime, le 308 persone, le 308 vittime del terremoto del sei Aprile 2009, 308 Individui?
Noi abruzzesi abbiamo perso amici, fratelli, sorelle, genitori, nonni, nipoti, figli, conoscenti, amori, amanti, noi siamo morti quel giorno nero perché abbiamo smarrito il senso di tante emozioni. Rubato da un vento di responsabilità umane per un’irresponsabilità istituzionale. Sono le Istituzioni che devono darci delle risposte e confortarci. Gli individui sono elementi statistici della cultura sociale ma non hanno corpo, manichini di una vetrina culturale senza lacrime. Noi siamo ancora in lutto. Rispettateci.
Giancarlo Falconi
